La comunità e la sua icona

La comunità pastorale Beata Vergine di Rogoredo è formata dalla Parrocchia Prepositurale Santi Pietro e Paolo Apostoli di Alzate Brianza, dalla Parrocchia San Michele Arcangelo di Anzano del Parco e dalla Parrocchia Sant’Andrea Apostolo di Fabbrica Durini.

Il Parroco,  Don Lodovico Colombo, responsabile della Comunità fin dalla sua costituzione, è coadiuvato dal Vicario, don Marco Tagliabue; è presente don Franco Zappa, residente con incarichi pastorali.

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L’icona della Comunità:

L’affresco della “Beata Vergine di Rogoredo”

L’affresco, di mano ignota, porta sulla sua sommità la data del 1533. Rappresenta la Madonna con in braccio il Bambino. Lo stile è quello popolare del tempo (rintracciabile, ad esempio, in un analogo dipinto presso il vicino santuario di Nostra Signore di Lourdes, in Monguzzo), ma qui espresso con particolar maestria e raffinatezza.

Era stato dipinto adiacente ad un muretto diroccato che fiancheggiava la strada tra Alzate e Brenna. Questo sito era denominato popolarmente “Rogoredo”, cioè “querceto”, perché caratterizzato dalla presenza di querce (in dialetto “rogur”). Il tempo, con la polvere, l’umidità, la crescita di edere ed erbacce, oscurò l’immagine, a tal punto che difficilmente si potevano distinguere i lineamenti ed i volti rappresentati.

La tradizione narra l’episodio di una pastorella muta che, sedendo nei pressi del consumato affresco, attorniata dal gregge, osservava una capretta che, appoggiando le zampe sul muricciolo, brucava le edere, scrostando i nitrati dell’intonaco. Ecco apparirle inaspettato il volto della Vergine dipinta! La piccola, in preda allo stupore, tornò in paese a gridare al miracolo. La gente cominciò a visitare il sito.

Attorno all’effige, ormai visibile, sorse dapprima una cappella campestre (chiamata “il Gesiolo” o “Giesiolo”, da cui la denominazione antica dell’affresco –“Madonna del Gesiolo”-), poi l’attuale santuario (la cui prima pietra venne messa nel 1686), per poter accogliere i sempre più numerosi fedeli che accorrevano.

Nel 1752 l’immagine fu interamente pulita, con molta attenzione, dal pittore piemontese Antonio Odisio, riportando alla luce l’intero manto, sistemando alcune crepature e dando qualche tocco anche al volto della Vergine. Il suddetto pittore fu sorpreso e stupito da quella sacra immagine, che pareva manifestare qualcosa “mirabile e straordinaria”.

La devozione alla “Madonna di Rogoredo” crebbe progressivamente in corrispondenza alle numerose grazie a lei attribuite. Sono generalmente grazie importanti legate a persone (malati, muti, storpi, indemoniati,…) o a situazioni particolari (protezione in tempi difficili,…).

 

Descrizione dell’affresco

I tratti umani della “Madre col Bambino”

La Madonna è raffigurata con lineamenti semplici, vestita con panneggi secondo il costume del tempo del dipinto. Il vestiario è importante, ma, allo stesso tempo comune a quello di tutte le donne; è rigoroso e pudico.

La donna sta seduta ed in braccio tiene il Bambino, nell’atto di allattarlo. Il Bambino non porta vestiti: appare bisognoso in tutto della Madre. La mano destra afferra la mammella, perché ha bisogno di nutrirsi.

L’affresco ritrae quindi una Madonna dai tratti molto “umani”, in un atteggiamento pure molto materno.

E’ una “Madonna col Bambino”; una mamma che tiene in braccio il figlio per allattarlo.

 

I tratti aperti della “Madonna del viandante”

La scena non è chiusa in se stessa, ma si apre verso il pubblico e dialoga con chi passa davanti.

La Madonna non è rivolta al bambino, ma, con lo sguardo, si rivolge e segue chi gli passa davanti. Si direbbe che questa sia una caratteristica frutto della mano geniale e abile dell’autore dell’affresco, che sapeva di porre questa immagine lungo una strada e non in una chiesa.

La Madonna, quindi, seduta (al muricciolo), cattura lo sguardo di coloro che gli passano davanti e, decisamente, con le mani, mostra loro il Bambino che tiene tra le braccia. Si nota bene, infatti, che il Bambino non è solo trattenuto per poterlo allattare, ma è mostrato, offerto all’attenzione di chi guarda. Il Bambino non è semplicemente appoggiato alla Madre, ma è sorretto, anche ai piedi, per poter essere ammirato.

Il Bambino, rivolto anch’esso all’esterno, sembra quasi “restituire” a chi sta osservando la dinamica dell’affresco, lo sguardo che poco prima aveva “catturato” la Madonna.

Così, già nell’intenzione dell’autore, i viandanti che sostavano ad ammirare l’affresco (quasi una inaspettata apparizione in mezzo al bosco di querce), potevano scorgere la dinamica dei ritratti e riprendere il loro cammino, contenti di aver essere stati salutati dalla Madonna e confortati dalla presenza del Bambino.

Attraverso lo sguardo della Madre, arriviamo al Figlio.

 

I tratti divini della “Regina, Madre di Dio”

Il tratto squisitamente umano della Madonna col Bambino apre, al viandante non frettoloso, un’altra prospettiva.

Si tratta di un annuncio. Questa Madonna, con l’aureola dorata della gloria, si chiama Maria. Ella sta seduta, quasi in atteggiamento regale. Il Bambino che tiene in braccio e che mostra è Gesù. Egli ha l’aureola dorata, segno, questa volta, della sua gloria divina. E’ ben dritto e non ha atteggiamento passivo. Mentre con una mano cerca il cibo dalla Madre, con l’altra tiene e mostra un oggetto non bene identificabile. Potrebbe essere una sfera, simbolo della sua regalità sul mondo, oppure un frutto, segno della salvezza che ha da offrire a chi crede in Lui.

E’ l’annuncio dell’incarnazione divina. Questa Madre, umana, offre agli uomini Gesù, l’Emmanuele (il Dio-con-noi). Dall’umano è aperto il varco, l’accesso al divino. Il dialogo tra il viandante e Maria apre lo spazio tra l’uomo ed un Dio che si fa vicino.

Chi si è fermato ed ha accolto l’annuncio dell’affresco, da viandante si riconosce pellegrino. Si tratta di una nuova strada, una nuova via. Il suo cammino prosegue, ma confortato e, soprattutto, illuminato dallo sguardo di Gesù. La Madonna può consolarti e proteggerti dalle impervie oscurità della vita (non dimentichiamoci del bosco di querce!), ma è accogliendo il vangelo di Gesù che potrai trovare salvezza.

Lo sfondo dell’affresco, color porpora, sembra tratteggiato da raggi di sole. Essi non solo sottolineano lo sfondo divino della rappresentazione, ma illuminano la nuova strada che i credenti possono intraprendere nel loro cammino.

 

L’immagine della “Beata Vergine di Rogoredo” venerata in Santuario

Oggi arriviamo a contemplare l’affresco della “Beata Vergine di Rogoredo” entrando in Santuario. L’immagine conserva tutti i tratti originari, arricchita dai segni di una venerazione plurisecolare e matura di una comunità. La Vergine e Gesù sono stati incoronati e la Madonna porta anche un prezioso ornamento. L’altare barocco, che protegge ed esalta l’affresco, colloca la sacra immagine proprio sopra al tabernacolo e alla mensa dove è celebrata l’Eucaristia ed è proclamata la Parola. Accanto, sia sull’altare come nella cappella laterale, sono custoditi tanti ex-voto, segni della fede semplice e devota di tanta gente.

 

Un’icona per la Comunità

A differenza di alcune altre Madonne, la “Beata Vergine di Rogoredo” non si fa “ammirare” per qualcosa di spettacolare. Non lascia messaggi orali o scritti, non piange o trasuda, non provoca fenomeni appariscenti nella natura. Neppure chiede qualcosa di straordinario a chi arriva davanti a Lei.

Eppure qualcosa di “straordinario” c’è e si vede.

L’affresco offre, con stupore, un gioco di sguardi meraviglioso. Sguardi che invitano a un colloquio che inizia davanti a Maria, ma che intrattiene con Gesù. Uno colloquio quotidiano, segnato dall’ascolto della Parola di Dio e reso efficace dai Sacramenti.

Quotidianamente la “Beata Vergine di Rogoredo” accoglie devoti e pellegrini. Durante la sua festa (all’8 settembre) richiama centinaia di pellegrini. Le celebrazioni dell’Eucaristia e del Sacramento della Riconciliazione toccano il cuore di tanti.

La devozione, legata alle grazie ricevute, apre ai pellegrini una riflessione sulla fede. E’ una fede legata alla vita, al proprio cammino, agli avvenimenti quotidiani, alle scelte da fare. E’ la fede di chi non scarica, davanti al divino le proprie necessità, ma da chi, in dialogo con Maria ed il vangelo di Gesù, riceve con fiducia una direzione nuova. E’ la fede che sa dire “grazie” per un incontro che cambia la vita e che fa percepire che la vita stessa è un dono, una “grazia”, appunto, che cerca di essere corrisposta. E’, infine, la fede di chi, in dialogo con Maria, crea una comunità.

Questa Madonna non ci indica strade straordinarie per arrivare a Gesù. Ci dice che lo straordinario, oggi come non mai, sta nell’ordinarietà vissuta con Gesù, lì dove c’è la Parola ed i Sacramenti. Lì dove sta la tua comunità cristiana, inserita e pellegrinante in un territorio così variegato.

La grazia più bella la si riconosce, oggi, nel contesto della Comunità Pastorale. I momenti della Comunità legati al Santuario che le dà il nome sono sempre vissuti con partecipazione profonda e numerosa.

Lo sguardo della “Beata Vergine di Rogoredo” ci indica Gesù come Via, Verità e Vita. La nostra comunione trova qui la sua fonte… e trova l’alimento per divenire un segno, un’icona, appunto, che aiuta tutti ad “arrivare” a Gesù.