Progetto pastorale e alcuni cenni storici

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ALCUNI CENNI STORICI

(dalla prefazione dell’opuscolo pubblicato in occasione della costituzione della Comunità Pastorale)

Con questa pubblicazione vogliamo presentare alle Comunità Parrocchiali di Alzate Brianza, Anzano del Parco e Fabbrica Durini, la storia delle nostre parrocchie e il percorso che insieme stiamo facendo per essere Comunità Pastorale. Già negli anni scorsi si era intrapreso un cammino di Unità Pastorale a livello di Pastorale Giovanile, con la presenza di un sacerdote incaricato per tale scopo.
Oltre a questo, altri momenti significativi della vita delle nostre comunità hanno avuto un’apertura interparrocchiale.
Oggi, alla luce di quanto il nostro Arcivescovo sta chiedendo alle comunità della nostra Diocesi già dall’inizio del suo ministero episcopale a Milano, anche noi siamo chiamati ad “amare la parrocchia vicina come la nostra” per favorire la possibilità di un annuncio più credibile, una testimonianza vera, un’apertura missionaria che ci porti a dire la bellezza dell’essere cristiani anche all’inizio del terzo millennio.
Per questo è stato chiesto alle nostre comunità, all’inizio di questo anno pastorale, di lavorare insieme dando vita alla nuova Comunità Pastorale Beata Vergine di Rogoredo.
È una sfida che l’Arcivescovo chiama “nuova strategia pastorale” e che affida anche a noi.
Cosa dobbiamo fare? Anzitutto, avere la consapevolezza che è lo Spirito Santo a guidare la Chiesa e lasciare che Lui operi perché possiamo essere veramente la comunità dei discepoli del Signore.
Quindi, imparare a lavorare insieme tra parrocchie vicine, con l’aiuto di un direttivo formato da un unico Parroco e dal Vicario Parrocchiale.
Perché questo? Non solo perché i preti diminuiscono o invecchiano ma, soprattutto, perché questa è la modalità più giusta per esprimere e vivere un autentico spirito missionario.
Alle nostre comunità viene chiesto di fare un esercizio di discernimento: viene chiesto, cioè, di individuare ambiti che possano favorire un autentico spirito di corresponsabilità e di esercitarsi a vivere uno spirito di comunione tra i componenti e le diverse realtà delle nostre parrocchie. Indubbiamente è un cammino non facile, occorre cambiare mentalità su tante cose ma, lasciandoci condurre dallo Spirito e chiedendogli che ci aiuti a lavorare per il bene delle nostre tre parrocchie, possiamo stare certi che Lui non ci lascerà soli. Per questo dobbiamo imparare a chiederci cosa sia più giusto per il bene delle nostre parrocchie. A tal proposito, permettete che faccia alcune considerazioni frutto di una riflessione e di un confronto con chi già sta vivendo questo tipo di esperienza. Quante volte abbiamo sentito dire che la nostra epoca conosce mutamenti su tutti i profili, culturale, sociale e religioso. È vero che la legge del cambiamento è intrinseca alla vita stessa. Ma è altrettanto vero che gli uomini e le donne non sono mai pronti per il cambiamento! Ne sono sempre intimoriti e a volte ne rimangono disorientati. Limitandomi a quanto riguarda la vita della Chiesa, la quale conosce non poche e radicali trasformazioni, mi pare di notare la predominanza di tale atteggiamento di paura e di scombussolamento. Ma è l’unico atteggiamento possibile? Un dato è certo ed è inutile far finta di niente, anche il nostro Arcivescovo più volte l’ha evidenziato: oggi ci sono poche ordinazioni rispetto a 50 anni fa;
possiamo dire: ci sono più campanili che parroci; è pure senza margine di dubbio che alcuni Seminari chiudono e, in quelli rimasti aperti, il numero dei seminaristi si sia visibilmente ridotto. Tutti questi fattori, eppure siano realissimi, non devono spaventarci e soprattutto non devono farci credere che la nostra epoca sia più sfortunata rispetto al passato.
Penso piuttosto che anche i tempi odierni, con tutte le loro caratteristiche, siano favorevoli all’annuncio di Cristo e del suo Vangelo: per me questo è molto importante. Ciò chiede naturalmente da parte nostra un grande coraggio di responsabilità e di scelte nuove. Vale a dire che dobbiamo innanzitutto accogliere e abitare il nostro tempo senza pregiudizi e senza rimpianti per il passato. Accolta come è in se stessa, la nostra epoca è portatrice di tante nuove opportunità per la manifestazione del messaggio evangelico.
Dobbiamo dire: non ci sono pochi preti, ma troppe chiese! Al di là della battuta, penso che la diminuzione dei sacerdoti ci richiami a un avvicinamento delle nostre chiese (le nostre parrocchie), quindi a un allargamento dei nostri confini. Ciò non è perdita della propria identità, bensì una sua più grande manifestazione e arricchimento della nostra fede.
L’apertura delle nostre comunità e soprattutto dei nostri cuori verso gli altri dice il nostro amore per Dio e per la sua Chiesa; cioè quanto siamo disposti a scomodarci per incontrarlo…
Insomma, il sacrificio che ci viene chiesto dalle condizioni attuali della nostra Chiesa è segno di quanto quest’ultima ci sta a cuore.
I preti sono pochi, diciamo pure pochissimi, se vogliono continuare a percorrere le strade di sempre; ma se abbiamo il coraggio di individuarne di nuove, cioè quelle della comunione e della corresponsabilità soprattutto con i laici, io non mi lamenterei ancora della mancanza di sacerdoti, ma piuttosto della resistenza ad aprirsi, a muoversi, a incontrarsi, della fatica a centrare la nostra fede più su Gesù Cristo che su tale
campanile, su tale messa o su tale posto a sedere (sapete che c’è gente che, se non va alla messa in quella chiesa, in quel preciso orario e se non si siede in quel posto…preferisce non andarci del tutto?!?).
Per questo ribadisco ancora perché ne sono profondamente convinto che, oggi come ieri, lo Spirito è sempre all’opera e che Cristo non farà mai mancare i suoi ministri alla sua Chiesa.

«Che tutti siano una sola cosa perché il mondo creda!» (Gv 17, 1-25). Questo ci chiede il Signore Gesù!

Buon cammino a tutti i miei parrocchiani di Alzate, Anzano e Fabbrica: comunità pastorale Beata Vergine di Rogoredo!

Don Lodovico